«La collaborazione è la chiave di volta»

L’impegno del quotidiano il “Trentino” con la riapertura delle sedi locali e con l’assunzione di nuove professionalità, anche al fine di rinsaldare il rapporto con il territorio, è encomiabile, soprattutto in un momento difficile, come è l’attuale, per un settore delicato come quello dell’informazione.
Dopo Riva del Garda, anche a Rovereto è stato aperto un nuovo spazio che consentirà ai cittadini di poter beneficiare di un contatto diretto con il giornale.
Merito del “Trentino” è anche, con l’occasione, quello di promuovere una discussione pubblica sul “futuro della Città” in una fase storica sempre più complessa in cui i territori sono tenuti necessariamente a riconfigurare le loro vocazioni ed aspirazioni, ma in cui la politica e la società nelle sue diverse articolazioni sembrano essere poco pronte ed organizzate per affrontare le sfide future.
Il Trentino, come territorio di confine, è per sua natura a “vocazione europea”, vocazione che per storia, caratteristiche distintive ed eccellenze appartiene in particolare a Rovereto. Le sue istituzioni culturali, la capacità di innovare in settori importanti quali il sociale e l’impresa, l’attenzione al mondo del lavoro, testimoniano la sua vocazione naturale ad essere “città mitteleuropea”.
Troppo spesso però, mi si permetta di dire, Rovereto, la Vallagarina e anche l’Alto Garda sembrano incapaci di concentrarsi su alcune priorità condivise al loro interno e tra di loro. Con il rischio di non esprimere tutte le loro potenzialità e di non saper cogliere al meglio la sfida di un Trentino che è, e dovrà esserlo sempre di più, policentrico e quindi capace di esaltare le vocazioni dei territori con un proficuo approccio di interscambio e complementarietà.
Non più quindi “periferie” di un epicentro che non esiste più in quanto non esistono più sistemi territoriali che possono permettersi rigide stratificazioni gerarchiche, ma “nodi” fondamentali di un Trentino in cui muta il modo di concepire il rapporto tra territori, comunità ed istituzioni, mutamento reso possibile anche attraverso le moderne infrastrutture telematiche.
Anche in questo senso l’Alto Garda e la Vallagarina dovranno rafforzare le loro relazioni. Sui temi del lavoro e dell’impresa, del turismo e della cultura. Dovranno essere territori sempre più capaci di operare insieme.
Sono storicamente i poli industriali, artigianali e turistici della Provincia, hanno un tessuto produttivo multisettoriale e multidimensionale che costituisce un valore per tutto il Trentino.
Rovereto, proprio per il suo tessuto economico e sociale, si trova ancora più esposta, rispetto al resto della provincia, alla crisi. Come già evidenziato nei giorni scorsi su queste pagine, gli investimenti pubblici su questo fronte sono significativi, investimenti nei poli scientifici ed industriali orientati a creare occupazione qualificata e ad aumentare la competitività del nostro tessuto economico. Investimenti che valorizzano la vocazione all’innovazione e alla produzione della Città e che le attribuiscono una funzione strategica nel disegno del Trentino futuro. Ma che però non si può pensare possano essere sufficienti per creare opportunità di lavoro come quelle garantite negli scorsi decenni dal settore industriale. Per questo c’è bisogno di percorrere anche strade nuove.
Come già Rovereto sta facendo, dobbiamo investire, insieme ai privati, sulla rigenerazione urbana e sull’ambiente riqualificando le aree dismesse. Penso all’ex Stazione autocorriere, al Follone, alle aree ex Marangoni Meccanica e ex Merloni, al Polo di Sant’Ilario… Sono tutte aree dall’elevata potenzialità sulle quali si è lavorato e si sta lavorando. Quello di Rovereto, per la sua capacità di coniugare investimenti privati e interesse pubblico è un esempio che anche realtà devono imparare a seguire.
Un altro tema fondamentale che lega la Vallagarina e l’Alto Garda è quello del turismo. In questi ultimi anni la nostra Provincia sta imparando a conoscere il turismo urbano e culturale. Rovereto ha accresciuto la sua attrattività valorizzando, e non solo, la sua ricca proposta culturale. Quella turistica è una vocazione sulla quale lavorare, anche attraverso un’offerta integrata con quella dell’Alto Garda, degli Altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna, dell’Altopiano di Brentonico.
Penso, per essere molto concreti, che la grande quantità di turisti che per raggiungere l’Alto Garda transita da Rovereto debba costituire maggiormente una ricchezza anche per la Vallagarina. Sono territori la cui offerta è complementare e pertanto si possono trovare delle occasioni di promozione comune.
Anche per i settori dell’ambiente e dell’agricoltura c’è bisogno di favorire un impegno comune: in territori come i nostri la valorizzazione dell’ambiente e la promozione di un’agricoltura sostenibile costituiscono elementi fondamentali per lo sviluppo e per rafforzare il profilo misto del nostro sistema economico.
Se è vero che il futuro di una comunità non passa solo attraverso la realizzazione di strade, è altrettanto vero che quello delle infrastrutture è un tema che non può essere considerato secondario.
Indubbiamente la Vallagarina sconta un ritardo nella realizzazione di un sistema della mobilità adeguato alla sua valenza strategica quale snodo cruciale per i traffici sull’asse del Brennero e nella direzione del lago di Garda. Un ritardo che può essere superato rafforzando le collaborazioni con altri territori. La realizzazione della tratta ferroviaria Rovereto-Mori-Riva e il potenziamento del collegamento stradale tra la Vallagarina e l’Alto Garda, la riqualificazione in chiave di trasporto locale della ferrovia del Brennero in direzione di Trento e alcune proposte, su cui si è recentemente discusso, di miglioramento della viabilità lungo l’asse nord-sud della Città sono soluzioni che appaiono sostenibili e praticabili.
Proprio in una fase nella quale si sta ragionando su scala europea per spostare da gomma a rotaia merci e persone dovremmo perseguire con più vigore l’idea di fare di Mori un importante snodo, anche con l’obiettivo di dare la possibilità alle imprese di tutto il basso Trentino di connettersi rapidamente all’asse del Brennero.
Questo per consentire anche, realizzando finalmente a Rovereto una stazione “bifronte”, di ridurre la frattura della Città generata dalla ferrovia e di ripensare lo snodo di piazzale Orsi, come previsto nel Protocollo d’Intesa tra la PAT e il Comune di Rovereto. E’ un obiettivo non solo della Città, ma che riguarda tutto il Basso Trentino. Tutto questo con la consapevolezza che un territorio che vuole crescere ha bisogno di una viabilità adeguata e che la sua competitività si misura anche con il suo grado di interconnessione con l’Europa.
In sintesi quindi temi come quelli del lavoro e dell’impresa, della promozione del territorio e della cultura, dello sviluppo infrastrutturale e della mobilità sono ambiti fondamentali per lo sviluppo di Rovereto, della Vallagarina e dell’intero basso Trentino. Ambiti su cui è necessario individuare alcune priorità condivise per proporsi all’esterno come interlocutori più forti e maggiormente capaci di perseguire un piano strategico comune.
Sen. Vittorio Fravezzi (Upt), Segretario di Presidenza
Gruppo per le Autonomie
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