No a leadership solitarie e strappi

Si sentiva proprio il bisogno di un’iniziativa come quella promossa dall’Unione per il Trentino per venerdì prossimo (21/7 ad ore 18 presso il MUSE). In un periodo in cui troppo pochi sono i momenti di riflessione collettiva, quella di venerdì potrà essere una buona occasione per condividere un’analisi comune circa l’impegno di questi anni e per ragionare sulle grandi questioni che saremo chiamati ad affrontare.
Quella che stiamo attraversando è una fase storica di grandi trasformazioni, rispetto alle quali il Trentino non può considerarsi estraneo: la crisi economica e delle forme tradizionali della politica, i grandi fenomeni migratori e la questione ambientale, la rivoluzione digitale e l’apertura dei mercati sono alcune delle grandi questioni che concorrono a modificare il paradigma della “crescita continua” che ha fondato il nostro modello economico-sociale degli ultimi decenni.
Sono trasformazioni che comportano opportunità di sviluppo, ma al tempo stesso generano incertezze, inquietudini, contraddizioni sociali.
Di fronte alle situazioni inedite che ci troviamo a dover fronteggiare c’è bisogno di “condivisione creativa”, di corresponsabilità e compartecipazione. Sono necessarie politiche che sappiano coniugare investimenti nell’innovazione tecnologica e opportunità di nuova occupazione promuovendo competitività del sistema economico e al tempo stesso distribuzione della ricchezza.
La complessità di queste sfide non può essere affrontata da leadership solitarie che, come tali, non riescono a trovare competenze e creatività sufficienti per le soluzioni necessarie, ma da leadership miti ed inclusive, capaci di costruire sintesi politiche e sociali rispettose del pluralismo di cui è composta la nostra comunità e in grado di rigenerare il tessuto connettivo della nostra realtà sociale. Se quindi la dialettica politica non può risolversi con la figura del leader, al tempo stesso però non può fare a meno di guide affidabili in grado di assumersi la responsabilità delle decisioni.
Tutto ciò vale a maggior ragione, per la sue caratteristiche economiche e sociali, per la nostra comunità provinciale.  Il Trentino di fronte a sé ha una sfida difficile: quella di rimanere sé stesso, un riconoscibile e stimato “Land” in grado di valorizzare le sue energie migliori, il suo ricco capitale sociale, la sua capacità di coniugare la spinta all’innovazione con l’attaccamento alle radici. Per fare ciò dobbiamo mantenere la vocazione della politica ad essere esperienza collettiva sapendo coniugare, valorizzandole, tradizione e innovazione ed intrecciando esperienza e competenza con la volontà di cambiamento dei giovani. Senza strappi e scorciatoie giovanilistiche, che spesso sembrano mascherare l’assenza di proposte, dobbiamo favorire il dialogo, anche tra generazioni: la politica è infatti un’avventura collettiva e come tale ha bisogno delle competenze e delle esperienze di molti.
Questo vale anche per il Centrosinistra autonomista, la cui dimensione politica va rafforzata. E’ un impegno di cui deve farsi carico principalmente l’Unione per il Trentino.
Con la Margherita prima, laboratorio politico poi proposto su scala nazionale, e l’Unione per il Trentino poi abbiamo rappresentato il baricentro della domanda politica della società trentina. Abbiamo favorito un fecondo incontro tra culture politiche ed esperienze civiche sapendo rappresentare il luogo di incontro tra la tradizione cattolico democratica e quella liberaldemocratica aperte ad una prospettiva fortemente riformatrice e autonomista e al tempo stesso un punto di riferimento solido per una ricca rete di amministratori sul territorio. Siamo stati soggetti federatori di un progetto politico dal perimetro ampio che ha saputo promuovere politiche capaci di coniugare la crescita e lo sviluppo con il lavoro, i diritti e la protezione sociale e di favorire una virtuosa convivenza tra il contesto urbano e di valle, tra il centro e le aree periferiche.
Non siamo quindi “occasionalmente” nella coalizione di Centrosinistra autonomista. E non lo siamo solamente in quanto alleati del PD. Lo siamo e lo siamo sempre stati perché è il nostro “campo” naturale. Per storia, cultura politica, classe dirigente diffusa è il “campo” di cui siamo il fisiologico baricentro in grado di garantirne stabilità ed equilibrio.
Un “campo”, quello del centrosinistra autonomista, che certamente oggi ha bisogno di essere rilanciato anche avendo il coraggio di superare schemi consolidati ed uscendo dai recinti nei quali la politica spesso si rinchiude pensando di poter beneficiare di rendite oggi sempre più in discussione.
In un contesto di crisi dei tradizionali strumenti di rappresentanza, saper interpretare le istanze dei  cittadini è un impegno che necessita sempre più di fatica e costanza e della capacità di prendersi cura della comunità con passione, competenza e responsabilità. Dobbiamo saper stare tra le persone, in tutti i luoghi dove si coltivano passione civile, confronto e dialogo.
Per fare questo dobbiamo saperci rinnovare avviando un percorso aperto ed inclusivo che sappia riconoscere e valorizzare il ricco tessuto di partecipazione, di volontariato e associazionismo di cui è composto la nostra Provincia: un largo e ampio campo democratico, riformatore e territoriale che abbia l’ambizione di costruire un Trentino sempre più competitivo, solidale ed europeo.
Sen. Vittorio Fravezzi  (Upt) Segretario di Presidenza
Gruppo per le Autonomie, Componente Segreteria Upt
Articolo pubblicato su l’Adige del 17/07/2017
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