ASSEMBLEA UNIONE PER IL TRENTINO  – VERSO IL NUOVO PARTITO

ASSEMBLEA UNIONE PER IL TRENTINO  – 21 LUGLIO 2017 – VERSO IL NUOVO PARTITO

Si sentiva proprio il bisogno di un momento di confronto, come questo, per fare il punto della situazione e per condividere le prospettive. Un sentito grazie a tutti coloro i quali hanno lavorato per la riuscita di quest’iniziativa. Iniziative come quelle di oggi sono particolarmente importanti in una fase storica come quella che stiamo vivendo, che ci mette di fronte a cambiamenti inediti, che inevitabilmente riguardano anche il nostro Trentino: la crisi economica e la riduzione delle risorse pubbliche, la questione ambientale e i grandi fenomeni migratori, la rivoluzione digitale e l’apertura dei mercati sono cambiamenti che incidono in profondità nel nostro contesto politico, sociale ed economico e che comportano opportunità di sviluppo, ma al tempo stesso generano incertezze, inquietudini, contraddizioni sociali.

La politica quindi si deve occupare di comprendere e governare questi processi. Sul piano economico – sociale e quello della rappresentanza.
Il paradigma della “crescita continua” che ha fondato il nostro modello di sviluppo degli ultimi decenni è ormai radicalmente messo in discussione. Ci eravamo abituati alla certezza per cui il futuro sarebbe stato migliore del presente.

Quella aperta negli Anni ‘90 con la rivoluzione tecnologica è stata la stagione dell’ottimismo. Una stagione in cui si riteneva dovesse prevalere un nuovo capitalismo, straordinario nella rapidità della produzione di ricchezza e al tempo stesso «democratico» nella capacità di distribuirne i benefici.

Con la Grande Crisi quella stagione si è chiusa.
In quella in cui viviamo sembra prevalere la paura e il disorientamento. Ogni passaggio di fase, nella storia del capitalismo, ha creato nuove opportunità e, al tempo stesso, almeno agli inizi, disoccupazione ed impoverimento. Nel corso del Novecento i cambiamenti nei contesti nazionali potevano essere governati dalla politica che, nell’attuale mondo globale, non ha più strumenti altrettanto adeguati per farlo: è illusorio ritenere che sia possibile dare una risposta alle nuove contraddizioni sociali restaurando l’organizzazione statuale precedente.
Solo l’Europa, in un mondo interconnesso e globalizzato, può rappresentare l’unico orizzonte possibile dove i Paesi nazionali, piccoli e soli, possono promuovere politiche incisive.

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Le sfide del nostro tempo necessitano di un’Europa coesa e unita sui suoi principi, sulla solidarietà e i valori democratici, che sappia attuare strategie inclusive di sviluppo per ridurre le insidie e per cogliere appieno le opportunità delle nuove tecnologie.

E’ una sfida che riguarda anche la nostra Provincia, la cui capacità di spesa, a seguito degli accordi di Milanoe e Roma, è correlata alla capacità del territorio di produrre reddito. Per questo dobbiamo promuovere politiche sempre più capaci di coniugare produttività, investimenti, formazione, solidarietà.

Di fronte alla complessità e alle incertezze di questi tempi la “narrazione politica” attuale sembra oscillare tra due orientamenti: uno che omette o quanto meno sottovaluta gli effetti, anche negativi, delle trasformazioni non riuscendo a connettersi con i bisogni e le paure profonde dei nostri cittadini; l’altro preferisce la facile demagogia e cavalcare le paure proponendo scorciatoie irrealizzabili e il ritorno “all’età dell’oro”.

Entrambe risultano evidentemente inadatte e insufficienti.
Non credo esista una ricetta per sconfiggere i “populismi”. La strada dev’essere quella del “dialogo” inclusivo. La storia ci insegna che forze populiste e antisistema si sono gradualmente democratizzate attraverso un confronto dialettico maturo con le altre forze politiche. Ma non dobbiamo abdicare alla nostra funzione pensando di rincorrerli sul loro terreno.
In un contesto complesso e frammentato la politica deve “tenere i piedi per terra”, unire e costruire progetti inclusivi che consentano di superare i limiti egoistici dell’io in favore di una visione più vicina al bene comune, fondata sul noi. Progetti che sappiano favorire il dialogo e il confronto trovando in modo creativo soluzioni che siano il frutto di più idee e convinzioni.

Per fare questo però c’è ancora bisogno di leadership. La stagione della degenerazione leaderistica è sì infatti finita, ma non si può pensare che la politica non abbia bisogno di leader capaci di farsi carico della sintesi. Una sintesi rispettosa e inclusiva, ma pur sempre interpretata da leader che sappiano essere punti di riferimento solidi.

Le difficoltà del centrosinistra nazionale inevitabilmente ci preoccupano, ma ci confermano nella bontà del nostro percorso. Abbiamo infatti sempre avuto seri dubbi sulla congruità del modello bipartitico rispetto al quadro italiano, un modello che risulta oggi sempre meno capace di costruire dialogo e consenso diffuso anche nei Paesi in cui tale modello, nella storia, è risultato maggiormente in grado di interpretare il contesto politico- sociale. Indubbiamente il centrosinistra plurale e territoriale che è stato costruito nella nostra Provincia è stato possibile per le caratteristiche della società trentina. E come tale non può essere riprodotto tout court. Credo però che possa rappresentare un esempio riuscito di un centrosinistra saldamente legato alle esperienze concrete delle persone, con cultura di governo. Un centrosinistra che ha saputo custodire le diverse culture politiche e il valore della coalizione intesa come vincolo di solidarietà e responsabilità.

E della costruzione di questo progetto politico noi siamo stati i protagonisti principali. Non dobbiamo dimenticarcelo.
Con la Margherita prima e l’Unione per il Trentino poi abbiamo rappresentato il baricentro della domanda politica della società trentina. Abbiamo favorito un fecondo incontro tra culture politiche ed esperienze civiche sapendo rappresentare il luogo di incontro tra la tradizione cattolico democratica e quella liberaldemocratica aperte ad una prospettiva fortemente riformatrice e autonomista e al tempo stesso sapendo essere un punto di riferimento solido per una ricca rete di amministratori sul territorio. Siamo stati soggetti federatori di un progetto politico dal perimetro ampio che ha saputo promuovere politiche capaci di coniugare la crescita e lo sviluppo con il lavoro, i diritti e la protezione sociale e di favorire una virtuosa convivenza tra il contesto urbano e di valle, tra il centro e le aree periferiche.

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Non siamo quindi “occasionalmente” nella coalizione di Centrosinistra autonomista. E non lo siamo solamente in quanto alleati del PD. Lo siamo e lo siamo sempre stati perché è il nostro “campo” naturale. Per storia, cultura politica, classe dirigente diffusa è il “campo” di cui siamo il fisiologico baricentro in grado di garantirne stabilità ed equilibrio.

Un “campo”, quello del centrosinistra autonomista, che certamente oggi ha bisogno di essere rilanciato anche avendo il coraggio di superare schemi consolidati ed uscendo dai recinti nei quali la politica spesso si rinchiude pensando di poter beneficiare di rendite oggi sempre più in discussione.

Come sta emergendo, e lo dico con molta preoccupazione, alcuni nel centrosinistra autonomista fanno fatica ad andare oltre l’idea di una coalizione come mero accordo elettorale in cui ci si divide gli “spazi di azione” e sembrano voler dare una rappresentazione bipolare della stessa per cui vi è il polo “territoriale” che “parte da Trento per portare a Roma” e il polo legato esclusivamente alla dimensione nazionale “che parte da Roma per portare a Trento”.

È un rischio che dobbiamo evitare perché significherebbe un indebolimento della capacità del Centrosinistra autonomista di farsi interprete delle vocazioni e dei bisogni della società trentina. E significherebbe rischiare di privare la coalizione di un baricentro politico stabile in grado di consentirle equilibrio, unità e coesione.

Come dicevo, per storia, cultura politica, classe dirigente diffusa, è una funzione che cade principalmente sulle nostre spalle.
La sfida per tutte le nostre democrazie è quella di saper coniugare il bisogno di protezione, anche dei soggetti più deboli e che si sentono esclusi, con la necessità di apertura ed innovazione del nostro sistema economico e sociale. E di saper offrire risposte alla domanda di una nuova politica sempre più snella, determinata dai cambiamenti economici e delle tecnologie, e la necessità di riconfigurare il ruolo dei corpi intermedi e delle forze politiche, considerandoli strumenti utili per la partecipazione, per la diffusione delle responsabilità e la formazione della classe dirigente.

In un contesto di crisi dei tradizionali strumenti di rappresentanza, saper interpretare le istanze dei cittadini è un impegno che necessita sempre più di fatica e costanza e della capacità di prendersi cura della comunità con passione, competenza e responsabilità. Dobbiamo saper stare tra le persone, in tutti i luoghi dove si coltivano passione civile, confronto e dialogo.

Spesso siamo riusciti ad anticipare i tempi promuovendo un’idea di Trentino che sa innovarsi e al tempo essere coeso. E abbiamo saputo proporre forme di partecipazione nuove dimostrandoci i più capaci di mantenere il piede sull’acceleratore dell’innovazione e del cambiamento.

Dobbiamo saper interpretare questa fase storica investendo sulle relazioni, sul pluralismo delle culture politiche e delle esperienze civiche. Dobbiamo aprire maggiormente anche a coloro che si sentono scarsamente rappresentati e a coloro che non hanno appartenenze pregresse. Dobbiamo costruire “un’infrastruttura” per il dialogo, anche tra generazioni: un luogo di confronto tra competenze, sensibilità e formazioni diverse. Pensiamo a una forza che si dimostri aperta a contributi nuovi e plurali e che sappia contaminarsi con il vissuto delle persone e svilupparsi in luoghi e modi non tradizionali e rituali. Questo senza dimenticare che la politica è un’avventura collettiva e come tale ha bisogno delle competenze e delle esperienze di molti.
Per i populismi le “elite” politiche sono necessariamente corrotte e la virtù risiede soltanto nel “popolo”. Quest’idea del “popolo innocente” equivaleva, per Norberto Bobbio, al “cittadino totale” dello Stato totalitario. Per arginare i populismi occorrono processi di maggiore democratizzazione, la lotta alle diseguaglianze sociali, ripensare le forme di partito e la partecipazione democratica. È la cultura del “popolarismo” e del “riformismo” ad arginare ogni tipo di populismo. Negli anni Trenta del secolo scorso i pericoli dei populismi nascenti sono stati compresi e denuncianti dal personalismo in cui la centralità della persona è riconosciuta come valore assoluto. Per i populisti, il popolo deve rimanere oggetto. La tradizione europea del personalismo cristiano insegna la costruzione di comunità politiche che fanno del popolo una comunità di soggetti liberi e pensanti.

Occorre quindi investire in cultura attraverso forze politiche e sociali inclusive e pluraliste in cui, come in una palestra, si preparano i dirigenti del domani. La politica, infatti, non è tecnocrazia che si limita a offrire soluzioni tecniche, ma è anche progetto e speranza; è visione di futuro. Per fare questo dobbiamo saperci mettere in gioco ed avviare una efficace fase costituente.

Ci rivolgiamo quindi alle tante persone espressione delle forze politiche e sociali, alle cittadine e ai cittadini presenti che condividono l’idea che proprio per la sua complessità questa fase storica necessiti di più politica e partecipazione pubblica.

È un invito a costruire con noi questo percorso. Un percorso aperto ed inclusivo che sappia riconoscere e valorizzare il ricco tessuto di partecipazione, di volontariato e associazionismo di cui è composto la nostra Provincia. Non si tratta quindi di aggregare gruppi dirigenti, ma di lavorare ad un largo e ampio campo democratico – popolare, riformatore e territoriale che abbia l’ambizione di costruire un Trentino sempre più competitivo, solidale ed europeo. Un progetto politico plurale, fondato sul fecondo incontro tra le culture popolari e riformatrici che hanno costruito l’Autonomia trentina; che sappia avere un’organizzazione territoriale aperta; che sia pragmatico in quanto costruttore di una prospettiva di governo e in grado di dare rappresentanza alla società trentina nel suo complesso.

Sen. Vittorio Fravezzi

Componente Segreteria Upt

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