Tre fronti: Sviluppo, Lavoro, Equità

Nei prossimi mesi saremo chiamati a discutere i contenuti della legge di bilancio per il 2018. Mai come oggi l’obiettivo dovrà essere quello di favorire lo sviluppo, il lavoro, la coesione sociale. Siamo infatti in una fase caratterizzata da profondi cambiamenti che generano nuove opportunità ma che al tempo stesso comportano incertezze e inquietudini con le quali la politica deve sapersi connettere senza promettere facili scorciatoie. Gli indicatori sulla situazione economica relativi agli ultimi mesi ci confortano.

Anche l’agenzia di rating Moody’s – dopo Istat, Bankitalia ed altri istituti – ha rivisto al rialzo le stime di crescita dell’Italia per quest’anno e l’anno prossimo, portandole per entrambi gli anni al +1,3%. Le politiche promosse dagli ultimi Governi (come il piano nazionale industria 4.0) per favorire il salto tecnologico e l’innovazione hanno contribuito quindi a dare buoni frutti. Dobbiamo però tener conto che la nostra crescita è molto influenzata dal buon ritmo dell’economia internazionale e che, di per sé, non è sufficiente a risolvere i principali problemi strutturali del Paese e a gettare solide basi per una sostenibile espansione di medio-lungo periodo. Soffriamo infatti, come tutta l’area Euro, di una carenza di investimenti aggregati rispetto ai risparmi aggregati. Pertanto la crescita non si accompagna ad una dinamica adeguata della produttività del lavoro, ad aumenti occupazionali e salariali e alla riduzione delle diseguaglianze.
Per fare questo dobbiamo affrontare il tema dello sviluppo economico e dell’occupazione nelle sue diverse prospettive: quella della qualità del sistema economico, promuovendo la competitività e la capacità di valorizzare il capitale umano; quella delle relazioni con i mondi della scuola e della ricerca, avvicinando domanda e offerta di lavoro; quella del welfare, prevedendo, come già si sta facendo con le riforme di questi anni, tutele più eque e in grado di rispondere ai nuovi bisogni.

Con la manovra, oltre ad un nuovo sostegno al piano Industria 4.0, si passerà alla fase del capitale umano, quella del Lavoro 4.0. Per quelle imprese che hanno investito nelle nuove tecnologie e per quelle che vogliono formare i propri addetti in vista del successivo salto tecnologico, sarà previsto uno nuovo schema di incentivi per sostenere le spese di formazione legate alla digitalizzazione dei sistemi produttivi.
Per promuovere il lavoro saranno indubbiamente fondamentali gli interventi, di cui si sta discutendo, di riduzione del carico contributivo per favorire l’occupazione giovanile. La soglia di età dove circoscrivere gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato (contratto a tutele crescenti) dovrà considerare, a mio avviso, che questi anni di forti cambiamenti non hanno inciso solo sui più giovani (under 30), ma hanno riguardato in modo particolare chi si è immesso nel mondo del lavoro proprio negli anni in cui la crisi ha avuto le sue prime avvisaglie.

Esiste poi un altro capitolo sociale altrettanto importante. Negli ultimi due anni in materia di povertà assoluta abbiamo fermato la “frana”. Il governo Gentiloni ha colmato una lacuna storica del nostro Paese varando la prima misura anti povertà (il Reddito di inclusione). Si tratta di un intervento che debutterà nel 2018, rispetto al quale dobbiamo implementare i fondi, ampliare la platea dei beneficiari e rafforzare i servizi per sostenere la parte “attiva” del nuovo strumento. La Provincia Autonoma di Trento, con l’obiettivo di integrare le politiche statali, introdurrà, a partire dal 2018, l’Assegno unico provinciale, uno strumento innovativo per sostenere le famiglie e le persone in difficoltà. Per stimolare i beneficiari ad attivarsi per uscire dalla situazione di indigenza sono previsti dei vincoli di condizionalità.

Dobbiamo poi evitare un ulteriore rischio. Quello di rimuovere la questione del debito pubblico dal dibattito politico contrapponendo l’impegno per la riduzione del deficit a quello per lo sviluppo economico. E’ illusorio infatti pensare che si possa produrre più crescita economica semplicemente aumentando la spesa a debito senza selezionare le politiche e senza valutarne l’efficacia. La questione del debito pubblico non può essere aggirata introducendo, come propone il centrodestra, una nuova lira o, come proclama il M5S, ripudiando il debito. Infatti, l’idea di utilizzare una valuta parallela non è null’altro che l’illusione di aggirare i vincoli europei per produrre nuova spesa in deficit mentre il ripudio del debito, in toto o anche parzialmente, significherebbe perdere credibilità sui mercati da parte dello Stato oltre a produrre immensi danni economici e sofferenze sociali per i molti risparmiatori coinvolti. La disputa tra “crescita e riduzione del deficit” va superata anche ipotizzando soluzioni coraggiose per ridurre il costo del debito, come quelle che prevedono l’impiego dei beni dismissibili dello Stato come garanzie.
Il tema dello sviluppo, del lavoro e dell’equità va aggredito con un insieme complementare di politiche che, per quanto possibile, verranno proposte nella nuova legge di bilancio.

Politiche per il sostegno agli investimenti e all’innovazione, che verranno confermate con il piano Industria 4.0; politiche per l’occupazione, in particolare per i giovani, anche mediante la prevista riduzione del carico previdenziale; politiche per lo sviluppo del capitale umano, attraverso l’incontro tra formazione e impresa e servizi al mercato del lavoro; politiche per l’equità sociale con i nuovi strumenti di contrasto alla povertà.
E’ una strategia articolata il cui successo sarà tale nella misura in cui sarà in grado di coinvolgere Governo nazionale ed Enti locali, imprese e parti sociali, cittadini e corpi intermedi della società in un patto condiviso di impegno comune e corresponsabilità. Una strategia che dovrà essere ancorata ad un forte impegno dell’Europa. Per trasformare la favorevole congiuntura in un’espansione di medio-lungo periodo, basata su maggiore innovazione e equità sociale, necessitiamo infatti di scelte europee di politica economica capaci di favorire gli investimenti pubblici, promuovere le imprese innovative, valorizzare il capitale umano, disegnare efficaci protezioni sociali.

Questo significa anche, oltre alle politiche monetarie espansive della BCE, investire sul processo di integrazione costruendo, nel contesto della futura evoluzione della governance della UE, un ministero europeo delle Finanze e un’unione fiscale europea. Solo con “più Europa” infatti possiamo pensare di affrontare le sfide che un mondo interconnesso e globalizzato ci impone.

Sen. Vittorio Fravezzi Capogruppo Autonomie in Commissione bilancio e programmazione economica Senato della Repubblica
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